giovedì 10 settembre 2020

L' iniziale arretramento austroungarico

 Se si osserva una cartina geografica del confine tra il Regno d'Italia e l'Impero Austroungarico nel 1914 e la si confronta con il confine dopo i primi mesi di guerra (1915) si può notare il rapido arretramento della duplice monarchia, consegnando di fatto buona parte del territorio della Contea Principesca di Gorizia e Gradisca ai "regnicoli", ma perchè questa mossa?






Nel 1906 era stato nominato capo di Stato Maggiore il generale Franz Conrad barone von Hotrendorf che fin da subito portò una spinta modernizzatrice nell'esercito Austroungarico e rinforzò progressivamente il confine con il Regno d'Italia sfruttando principalmente la conformazione del territorio e creando truppe equipaggiate e addestrate alla guerra in montagna. Tuttavia, con lo scoppio della guerra (1914) sul fronte Serbo e su quello Russo  la maggiorparte delle truppe stanziate sul confine italiano vennero mandate sui 2 fronti a causa delle continue e sempre più grandi perdite di uomini, mezzi e materiale bellico che portò nel primo anno di guerra un ammontare di 1 milione e mezzo di perdite nell'esercito Austroungarico.



Allo scoppio delle ostilità contro l'italia le indecisioni belliche e le insicurezze di ques't ultima diedero più tempo all'esercito asburgico per organizzarsi, tuttavia come prima accennato, l'esiguo numero di unità non permetteva una difesa efficace in pianura, quindi si optò per un arretramento sulla riva destra del fiume Isonzo e sull'altopiano carsico (la 1° di 2 linee difensive) sul quale le fortificazioni erano state completate solo per il 50-60% a causa della mancanza di manodopera specializzata. Per la difesa del nuovo fronte vennero impiegate inizialmente molte milizie locali fino al maggio 1915 quando grazie ai successi sul fronte Russo (ritirata dell'esercito zarista oltre il fiume San e ai Carpazi orientali) l'Austria-Ungheria poté far convergere altri reggimenti provenienti da quel settore bellico.



[Andar per trincee sul carso della Grande Guerra. Lucio Fabi, collana Andar de bora.

Sui sentieri della prima Guerra Mondiale, alla ricerca della storia. Enrico Cernigoi, Flavio Cucinato, Gianluca Volpi. Edizioni della laguna.]      



mercoledì 2 settembre 2020

Una trincea dimenticata

 Come già narrato nel post "l'iniziale arretramento austroungarico" (vedi pagina instagram @i_papaveri_rossi_del_carso )  nel 1915 l'esercito italiano durante i primi mesi di ostilità riuscì ad occupare buona parte della Contea Principesca di Gorizia e Gradisca a causa della decisione di arretramento dell'esercito austroungarico fino alle soglie del promontorio carsico.

Se osserviamo il territorio nei pressi del "Monte Sei Busi", il ciglione carsico sopra l'abitato di Redipuglia, possiamo osservare ciò che rimane della testimonianza delle opere difensive dell'esercito austroungarico: costretto ad una guerra difensiva proprio a causa delle gravissime perdite sul fronte Serbo e quello Russo.



Parallelamente alla strada moderna e nascosta dalla vegetazione vi è la trincea la cui linea andava da Monfalcone fino al Monte San Michele. Questa postazione verrà mantenuta dagli austro-ungheresi fino alla 2^ battaglia dell'Isonzo, laddove saranno costretti ad arretrare di qualche centinaio di metri: la si può considerare l'anticamera della guerra sul Carso. 



[ Andar per trincee sul Carso della Grande Guerra. Lucio Fabi, Transalpina editore.

Sui sentieri della prima guerra mondiale, alla ricerca della storia. Enrico Cernigoi, Flavio Cucinato, Gianluca Volpi. Edizioni della laguna.]

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Falco e Carzano