Alla fine della Grande Guerra il Regno d'Italia si ritrovò con 650000 morti. Sul fronte dell'Isonzo i caduti erano stati sotterrati nei fondi delle doline vicino ai campi di battaglia e in seguito trasferiti in cimiteri militari lungo la strada che collega Gorizia a San Giovanni di Duino (la "Strada del Vallone") e nei paesini delle retrovie.
Volendo dare una sepoltura più solenne si decise di utilizzare il colle Sant'Elia per la creazione di un "Cimitero degli invitti della 3° Armata". Costituito in gironi esso conteneva le spoglie di circa 5000 caduti noti e 25000 ignoti con la presenza di cippi, resti bellici e in cima al colle una cappella a forma di faro che sarebbe dovuta diventare il luogo d'accoglienza della tomba del duca d'Aosta: colui che fu da prima generale della 3°Armata e poi promotore della costruzione del cimitero che verrà inaugurato nel 1923.
Tuttavia nella metà degli anni 30 venne varato un piano monumentale per la costruzione di una quarantina di sacrari militari per la creazione di strutture dallo stile militarista ed imperiale voluto dai piani alti del regime fascista, in particolare il cimitero del Sant'Elia non piacque a Mussolini e nonostante un iniziale progetto di ricostruzione egli affidò a Giannino Castiglioni e Giovanni Greppi la progettazione del nuovo sacrario che sarebbe sorto opposto al colle. Ventidue gradoni in cui vennero messi i resti di 100000 caduti, di cui 40000 noti nei primi 21 e 60000 ignoti nel ventiduesimo gradone ai lati della cappella in cima al monumento.
La struttura si presenta con uno schieramento militare con a capo del complesso le tombe del duca d'Aosta e dei suoi generali: Chinotti, Monti, Paolini, Prelli e Riccieri. Inoltre al centro del primo gradone vi sono i resti dell'unica donna presente nel monumento: Margherita Kaiser Parodi, una crocerossina decorata di una medaglia di bronzo al valor militare nel 1917 e deceduta nell'ospedale di Trieste nel 1918 durante l'epidemia di spagnola mentre continuava le sue funzioni di assistenza agli ammalati.
I lavori iniziati nel 1936 finirono il 19 novembre 1938 portando così a compimento la costruzione del più grande Sacrario Militare d'Italia e di uno dei più importanti memoriali d'Europa.
[Aneddoti, scritti ed immagini dal fronte. Luigi Damiano, la piava editore.
Andar per trincee sul Carso della Grande Guerra. Lucio Fabi, Transalpina editore.
http://www.esercito.difesa.it/storia/pagine/il-sacrario-militare-di-redipuglia.aspx
http://luoghi.centenario1914-1918.it/it/monumento/sacrario-militare-di-redipuglia-1198
http://www.sulleormedeinostripadri.it/it/documenti-storici/il-sacrario-di-redipuglia,-la-storia.html
https://sacrarioredipuglia.it/margherita-kaiser-parodi.html#
]
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