lunedì 4 luglio 2022

Il genocidio degli armeni




Quello che noi conosciamo come “genocidio armeno”, ancor oggi non riconosciuto dalla Turchia, è il risultato di un processo iniziato all’incirca nella 2° metà del 1800 con il progressivo crollo militare ed economico dell’Impero Ottomano. Esso non solo utilizzò le minoranze interne come dei capri espiatori dei propri fallimenti, ma fece leva anche sulle antiche contrapposizioni interne religiose ed etniche tra i musulmani ottomani (e curdi) e la minoranza cristiana armena.

Le prime politiche di emarginazione sono attribuite al sultano Abd ul-Hamid tra il 1894 ed il 1896 in cui vi era il timore da parte ottomana che le minoranze (armeni, ebrei ed arabi) stessero tramando contro l’impero, soprattutto in seguito agli eventi della sconfitta contro l’Italia (1911-1912) ed alla Prima Guerra Balcanica (1913), quindi la perdita della maggior parte dei suoi territori.




Ma nessuno si è preoccupato di evitare questo genere di situazione?

Tecnicamente si, nel 1876 il trattato di Santo Stefano obbligò gli ottomani a cedere le regioni dell’Anatolia nord-orientale alla Russia e di tutelare la minoranza armena. Da quì si può ipotizzare l’evento che ha convinto le élite della Sacra Porta ad attuare delle politiche di discriminazione, situazione resa possibile dall’eliminazione di queste 2 clausole per mano dell’Inghilterra: vi era il timore di rafforzare troppo la Russia con una sua espansione verso il Mediterraneo e l’Egeo.




Dopo il 1878 il sultano Abdul Hamid, già abolita la costituzione concessa nel 1876 ed istituite nuove leggi contro le minoranza dell’impero, iniziò ad attuare una politica di immigrazione delle tribù curde scacciando le comunità armene dalle loro terre originarie verso le aree russe del Caucaso. In realtà questo faceva parte dei piani del sultano nell’accusare gli armeni di collaborazionismo zarista ed organizzò le stesse tribù curde in organismi paramilitari per schiacciare le organizzazioni politiche degli stessi armeni che avevano rigettato le accuse di tradimento e quindi tutte quelle comunità “ribelli”.

Tra il 1894 e il 1896 le operazioni offensive portarono all’eliminazione dai 200 ai 250.000 armeni nonostante le pubbliche proteste di Inghilterra, Francia e Russia nel 1895 e poi anche da parte statunitense che chiese l’abdicazione del sultano, cosa che non avvenne per gli interessi politico-economici del kaiser Guglielmo 2°. Il 1908 si aprì con la rivolta dell’esercito che costrinse il sultano ad ripristinare la costituzione ed all’abdicare in favore del fratello, ma ben presto anche gli ex rivoluzionari abbandonarono i diritti concessi e dopo la guerra italo-turca e la Prima Guerra Balcanica venne formato un triunvirato (Enver Pascià, Taalat Pascià ed Ahmed Jemal) che portò alla “turchizzazione” dell’impero e alla ghettizzazione delle minoranze.

Con l’entrata nella Prima Guerra Mondiale i leader del movimento indipendentista armeno incoraggiarono gli stessi armeni a parteciparvi per dimostrare la loro fedeltà all’impero, ma il Comitato di Unione e Progresso (i più intransigenti tra i Giovani Turchi) spinse per le operazioni di “pulizia” all’interno dello stesso esercito con esecuzioni sommarie ed istituì “l’Organizzazione Speciale”: una milizia formata da ex detenuti, i quali vi venivano reclutati in cambio della libertà, usati assieme alle bande curde contro i villaggi armeni nel 1915 e per arrestare gli esponenti dei partiti armeni.









<< ...dalle loro dimore che abitavano da più di duemila anni, da tutte le parti del paese, dai passi sassosi di alta montagna, dalle coste del Mar di Marmara e dalle oasi di palme del Sud, gli Armeni sono stati cacciati in questa conca desolata con il pretesto - che suona come beffa all'intelligenza umana - di non fare nient'altro che trovare loro delle nuove dimore...>> Armin T. Wegner












Le deportazioni di massa in comunità isolate (i campi di Deir al-Azor) e gli eccidi non passarono inosservati né dagli alleati e neppure da parte dell’Intesa. E’ nota la forte reazione da parte dell’ambasciatore tedesco Wolff-Metternich che accusò il ministro degli esteri ottomano di inutili crudeltà e che fu costretto a tornare in Germania in seguito alle pressioni dei politici della Sacra Porta.

Altri esempi li troviamo nella denuncia del console generale Giovanni Gorrini a Trebisonda e pubblicata su Il Messaggero, ma anche da parte di diplomatici svedesi, americani e tedeschi. L’accanimento delle operazioni di deportazione aveva come obiettivo la cancellazione della comunità armena come soggetto storico, culturale e politico: lo stesso governo ottomano si impegnò nel 1916 per accelerare questo processo invitando i loro governatori di “eliminare con le armi, ma se possibile con mezzi più economici, tutti i sopravvissuti dei campi siriani e anatolici”.













Tra i responsabili che possiamo definire “il primo genocidio del XX secolo” vi troviamo Talaat, Enver, Djamal e Mustafa Kemal (Ataturk, fondatore della repubblica) che completò le direttive dei Giovani Turchi sia con i nuovi massacri e sia con la negazione delle responsabilità di quanto compiuto.




<< ... io non accuso il popolo semplice di questo paese il cui animo è profondamente onesto; ma io credo che la casta di dominatori che lo guida non sarà mai capace nel corso della storia di renderlo felice, perché essa ha distrutto totalmente la nostra fiducia nelle loro capacità di incivilire ed ha tolto alla Turchia per sempre il diritto all'auto-governo...>> Armin T. Wegner










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Genocidio Armeno - Giorgio Perlasca



Deportazione:altri Olocausti, lo sterminio degli Armeni (storiaxxisecolo.it)




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Falco e Carzano