La guerra greco-turca (1919-1922) rappresenta assieme a tutte le altre guerre locali, dopo la dissoluzione degli Imperi Centrali, il fallimento della conferenza di Parigi.
Se le principali potenze dell'Intesa (Francia ed Inghilterra) si spartirono le aree mediorientali dell'ex Impero Ottomano, la Grecia tentò di portare a compimento il "Megali Idea", cioè l'unificazione di tutti i territori abitati da minoranze elleniche includendo la Tracia Orientale, Cipro e la provincia di Smirne.
Se da prima l'occupazione della città di Smirne fu sostenuta dalle forze armate inglesi e francesi per proteggere le popolazioni greche dai nazionalisti turchi, tale appoggio militare e diplomatico venne meno quando l'esercito greco avanzò nelle regioni circostanti.
Iniziarono gli scontri e le violenze indiscriminate da entrambe le parti con numerosi episodi in cui la popolazione turca diede vita a reparti armati di civili, gli scontri non culminarono neppure con il trattato di Sevres (10 agosto 1920) con i reparti francesi, inglesi ed italiani sempre più in difficoltà nel mantenere una presenza armata in Anatolia per far rispettare tale accordo e sostenere i greci.
Questi ultimi vennero lasciati da soli a combattere una guerra che sarebbe durata fino l'11 ottobre 1922 con un armistizio e definitivamente conclusa nel 1923 con il trattato di Losanna. La parte più tragica di tutta la situazione fu la scomparsa delle comunità elleniche della Tracia e dell'Anatolia radicate in quelle terre dal IX secolo a.C., cancellate dalle pulizie etniche e dagli esodi causati dalla neonata repubblica turca di Ataturk, le comunità turche che subirono lo stesso destino furono gli karamanlidi di Cappadocia e la piccola comunità islamica di Creta:
l'ennesimo campanello d'allarme degli inizi del XX secolo, rimasto inascoltato da parte delle principali potenze dell'epoca.
<< In una marcia travolgente e senza fine la popolazione cristiana della Tracia orientale sta bloccando le strade verso la Macedonia.
La colonna principale che attraversa il fiume Maritza ad Adrianopoli è lunga venti miglia.
Venti miglia di carri trainati da mucche, buoi e bufali d'acqua fiancheggiati di fango, con uomini, donne e bambini sfiniti e barcollanti, con coperte sulle loro teste, che camminano alla cieca sotto la pioggia accanto ai loro beni terreni.>>
Ernest Hemingway 20 ottobre 1921, Adrianopoli.
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